Il blocco delle auto diesel in Italia è ormai da tempo al centro del tema della mobilità urbana. I veicoli a gasolio, un tempo privilegiati per i loro consumi ridotti rispetto ai classici motori a benzina, sono oggi soggetti ad una serie di importanti limitazioni imposte dalle normative europee e locali. Quindi, quale sarà il futuro delle auto diesel?
In questo articolo ci soffermeremo sulle restrizioni attualmente in vigore nel nostro Paese e andremo ad osservare nel dettaglio come si stanno articolando le limitazioni ai diesel nel contesto italiano.
Cosa dice la normativa europea sul blocco delle auto diesel?
Le auto a gasolio, pur offrendo efficienza nei consumi, sono note per le elevate emissioni di ossidi di azoto (NOx) e di particolato sottile (PM10). Per contrastare questi inquinanti, l’Europa ha approvato normative volte a ridurre l’inquinamento urbano e spingere verso forme di mobilità più sostenibili, come auto elettriche, ibride o a gas naturale.
L’Unione Europea ha definito negli ultimi anni una roadmap precisa per ridurre l’impatto ambientale del settore dei trasporti, responsabile di circa il 25% delle emissioni totali di gas serra. Questa strategia si inserisce nel più ampio piano Green Deal Europeo, che mira alla neutralità climatica entro il 2050.
Blocco alla produzione dei diesel nel 2035?
L’obiettivo iniziale dell’Unione Europea era quella di sospendere la produzione delle auto con motore termico entro il 2035. In pratica, a partire da questa data non sarebbe più stato possibile immatricolare nuovi diesel o veicoli a benzina.
Utilizziamo il condizionale perché pochi giorni fa la Commissione Europea ha fatto dietrofront. Il 2035 resta una delle date da segnare verso la transizione ecologica, ma il provvedimento è stato al momento ammorbidito. Infatti, non si parla più di un blocco totale della produzione di motori termici, ma di una riduzione del 90%.
La Commissione Europea ha ceduto alle pressione effettuate negli ultimi mesi dal cancelliere tedesco Merz e dalla nostra premier Giorgia Meloni, i quali hanno chiesto a gran voce uno slittamento del provvedimento per salvaguardare le rispettive industrie automobilistiche nazionali.
Nel nuovo piano dell’UE il restante 10%, che continuerà ad essere prodotto, dovrà comunque utilizzare biofuel, ovvero combustibili prodotti da biomasse vegetali o animali.
Come viene recepita la normativa europea sul blocco dei diesel in Italia?
In Italia, le normative europee vengono recepite e tradotte in azioni concrete a livello locale. Nonostante il governo nazionale promuova periodicamente la transizione ecologica attraverso incentivi per la sostituzione dei vecchi mezzi inquinanti, la gestione vera e propria delle
delle limitazioni alla circolazione è demandata a Regioni e Comuni.
Di conseguenza, non esiste (ancora) un blocco nazionale unificato per le auto diesel, ma esistono centinaia di provvedimenti locali diversi per:
- blocchi stagionali (inverno);
- limitazioni giornaliere su base oraria;
- divieti strutturali nelle ZTL e nelle aree metropolitane;
- blocchi emergenziali in caso di superamento dei livelli di smog.
Le Regioni del bacino padano, ovvero Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, sono quelle con le normative più avanzate, poiché soggette a cronici problemi di inquinamento dell’aria, aggravati dalla conformazione geografica della Pianura Padana che favorisce il ristagno di polveri sottili.
Qual è la differenza tra Euro 4, Euro 5 e Euro 6?
Le auto diesel si distinguono in base alla classe ambientale Euro, che indica il livello di emissioni inquinanti. Le differenze tra Euro 4, Euro 5 ed Euro 6 non riguardano solo l’anno di immatricolazione, ma anche le tecnologie adottate.
Le Euro 4, introdotte dal 2005 e rimaste in produzione fino al 2009, sono ormai considerate veicoli ad alta emissione, spesso privi di filtro antiparticolato e soggetti a blocchi permanenti in molte città.
Le Euro 5, in commercio tra il 2009 e il 2014, hanno rappresentato un primo passo avanti con l’obbligo del filtro antiparticolato e una leggera riduzione dei NOx. Tuttavia, anche queste vetture saranno sempre prossimamente maggiormente penalizzate dalle normative regionali.
Le Euro 6, disponibili dal 2015, sono invece dotate di sistemi avanzati di abbattimento delle emissioni, come l’SCR con AdBlue, i quali garantiscono livelli di inquinamento molto più contenuti. Nel corso degli anni sono stati messi sul mercato diverse sottocategorie di Euro 6 (6a, 6b, 6c, 6d, 6e), dove le più recenti si caratterizzano per emissioni sempre più contenute.
Gli Euro 6 sono ancora ammessi alla circolazione nella maggior parte dei contesti, ma alcune città, come ad esempio Milano, hanno già fissato date precise per il loro progressivo blocco a partire dal 2028.
Blocco auto diesel in Italia: le limitazioni attuali
Osserviamo ora nel dettaglio le varie limitazioni in base alle classi ambientali presenti nelle diverse Regioni italiane.
Euro 4
Le auto diesel omologate Euro 4, immatricolate entro il 2009, sono ormai largamente escluse dai centri urbani. Le limitazioni sono attive in molte città italiane, con calendari che vanno:
- dal 1° ottobre al 31 marzo, nei giorni feriali, in orari compresi generalmente tra le 8:00 e le 19:00;
- anche nei fine settimana in caso di allerta smog;
- in ZTL come quelle di Roma, Milano, Bologna e Venezia, l’accesso è vietato tutto l’anno.
In molte province, tra cui Treviso e Venezia, il blocco è applicato nei comuni con popolazione superiore ai 30.000 abitanti.
Euro 5
Lo stop alla circolazione delle auto diesel Euro 5 nelle regioni del Nord sarebbe dovuto scattare il 1° ottobre 2025. Nella pratica invece, attraverso un emendamento al Decreto Infrastrutture, il blocco scatterà a partire dal 1° ottobre 2026.
Oltre alla nuova scadenza, cambiano anche i criteri territoriali: le restrizioni non si applicheranno più automaticamente ai comuni con oltre 30.000 abitanti, ma solo a quelli con più di 100.000 abitanti, limitando così l’impatto del provvedimento sulla popolazione.
Secondo i dati ACI, in Italia circolano ancora circa 3,7 milioni di veicoli diesel Euro 5, immatricolati tra il 2009 e il 2015. Rappresentano quasi il 9% del parco auto nazionale, e sono particolarmente diffusi in Lombardia e Piemonte.
Dal 1° ottobre 2026, nei comuni sopra i 100.000 abitanti di Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, scatteranno le limitazioni alla circolazione. Ogni Regione adotterà modalità e orari diversi:
- In Lombardia, il divieto sarà attivo nei giorni feriali, dalle 7:30 alle 19:30.
- In Piemonte ed Emilia-Romagna, il blocco si applicherà dalle 8:30 alle 18:30.
- In Veneto, la misura sarà ancora più severa: blocco totale 24 ore su 24, sette giorni su sette.
Euro 6
Le auto diesel Euro 6, introdotte a partire dal 2015, rappresentano oggi la fascia più moderna tra i motori a gasolio, ma non sono esenti da restrizioni future.
Come, già accennato la città di Milano ha già stabilito due date fondamentali:
- dal 30 settembre 2028 saranno vietate le Euro 6A, 6B e 6C;
- dal 30 settembre 2030 toccherà anche alle Euro 6D.
A Roma, le auto Euro 6 possono ancora circolare, ma sono soggette a blocchi temporanei in caso di superamento dei limiti di inquinamento per più giorni consecutivi.
In Piemonte, Veneto e altre regioni del Nord, la circolazione dei diesel Euro 6 può essere sospesa temporaneamente durante le allerte ambientali, specialmente nei mesi invernali.
L’obbligo dell’AdBlue per i diesel Euro 6
Tutti i veicoli diesel Euro 6 utilizzano il sistema SCR (Selective Catalytic Reduction) per abbattere le emissioni di ossidi di azoto. Il funzionamento di questo sistema si basa sull’uso dell’AdBlue, una soluzione acquosa a base di urea che viene iniettata nei gas di scarico e attiva una reazione chimica che trasforma i NOx in vapore acqueo e azoto.
L’utilizzo dell’additivo diesel è obbligatorio per legge: in assenza del liquido, l’auto non si avvia o entra in modalità emergenza. Il consumo medio di AdBlue varia da 1 a 1,5 litri ogni 1.000 chilometri, ma può cambiare in base al tipo di veicolo, alla cilindrata e allo stile di guida. Utilizzare un AdBlue certificato è fondamentale per evitare danni al sistema SCR e per non compromettere l’omologazione del veicolo.
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